L’Amore dura meno di un pacchetto di preservativi

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Il pacco da tre è da poracci, da pessimisti, da gente con poca fantasia.

È un incontro occasionale, vada quello da sei. Non di più, non siamo mica fidanzati, chi lo sa se ci si rivede presto… o più.

Nella migliore dell’ipotesi ne vengono consumati due. Il pacco da tre andava benissimo, lo sappiamo tutti e due, l’abbiamo sempre saputo, ma è becero anche solo ammetterlo, come portarsi i preservativi da casa e non comprarli insieme se non si ha un’idea chiarissima di come andrà la serata.

Pacchetti di preservativi iniziati con qualcuno con cui non li finirai mai. Se ci penso mi fa strano. Negli ultimi anni è successo, non dico di no.

Nulla a che vedere con quella routine abitudinaria del radunare in auto gli spiccioli con il tuo fidanzato, insieme, prenderli cercando il rapporto quantità/prezzo migliore, consumarli con la tranquillità che solo ciò che conosci abbastanza bene sa dare, insieme, tenere il conto di quanti manchino alla fine, insieme.

Il sesso occasionale, o quello che gli assomiglia almeno un po’, è diverso: è domani forse non mi scriverai; domani forse ci ripenserai; sto facendo una cazzata; non mi piaci davvero; non so perché sono qui; non riesco a non pensare a quello stronzo di merda anche adesso; però hai il pisello più grande dell’ultimo e non baci nemmeno tanto male; forse è l’ultima volta che saremo nudi nello stesso posto; possiamo fare qualsiasi cosa tanto chi ti rivede più.

È far addormentare, volutamente, la nostra parte sentimentale, troppo stanca o delusa da essere perennemente sveglia e attiva, quando i pensieri sono come falene illuse che sbattono contro lampadine incandescenti, convinte che riprovarci e ritornare verso la luce non faccia così male. È egoismo puro; un egoismo sacrosanto, che chiunque dovrebbe provare, non per esercitare una pseudocattiveria gratuita, ma per ricordarci che siamo vivi, che siamo ancora animali a sangue caldo, che possiamo far finta di essere solo quelli, per qualche ora.

È come una passeggiata in montagna che ti lascia la testa leggera come un palloncino il giorno seguente ma che dopo due giorni si fa maledire per tutti i muscoli ancora doloranti.

Ovviamente parlo degli incontri consensienti tra due persone libere, nel mio elogio alla superficialità non sono compresi coniugi o simil tali a cui mentire, per quel che mi riguarda è già troppo difficile gestire una sola relazione per essere una fan del gestirne un paio contemporaneamente.

Non sto parlando della regola, parlo dell’eccezione: la regola è vivere pensando che prima o poi ti capiti una botta di fortuna e possa incrociare qualcuno interessante, coraggioso e anche relativamente sano di mente con cui intrecciare una stabile e duratura corrispondenza di amorosi sensi ; l’eccezione è cedere, non eccessivamente ma farlo, ogni tanto, alle lusinghe di qualcuno a cui le tue tette o il tuo culo stiano abbastanza simpatici e che, nei modi di fare, ti ispiri fiducia, simpatia ma soprattutto pensieri abbastanza agitati, anche solo per un po’.

Pensieri ridicoli, pensieri da adolescenti, pensieri colorati, pensieri preda degli ormoni.

È anche la magica arte che del saper dosare bene i gesti e le parole, specialmente in quei momenti imbarazzanti prima e, soprattutto, dopo. Non offendersi se ti viene data poca attenzione, non offendere dandone poca, non fermarti incantata a formulare pensieri gravi se non vuoi sentirti chiedere l’inevitabile: “a cosa stai pensando?” oppure tieniti delle risposte jolly generiche da usare in caso di emergenza, del tipo “qui vicino c’è un sito archeologico molto interessante di età romana/ domani devo fare la lavatrice/ fa umido la sera anche se siamo a maggio, eh?!?” 

Se questa fosse la regola mi sentirei svuotata. Ma così no. Bisogna solo essere abbastanza bravi da non far diventare quell’eccezione un’ossessione, bisogna un po’ mentire a se stessi, mettere in conto di essere lucidi anche quando non vorresti, per non far del male a te e/o a chi condivide questa botta di vita e questo pacchetto di preservativi da sei, che hai lasciato nella mia borsa, che forse non rivedrai mai, che forse non ci rivedremo mai, che forse chissà con chi altro finirà.

Ma soprattutto mai, e dico mai, se l’altro ti abbraccia dicendoti “stasera facciamo finta di volerci bene“, rispondere “ma io ti voglio già bene, non devo far finta“.

Non si può giocare con il cuore della gente se non sei un professionista, ma ho la cura”

 

 

 

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