Prometto

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Presentarmi alla visita dalla nutrizionista con dei calzini con degli hot-dog disegnati su avrebbe dovuto mettere le cose in chiaro. Invece questo gesto è stato il presagio che, in futuro, gli hot dog e tutto quello che c’è di più succulento in un puorco, avrei potuto vederli solo sui miei bei calzini amaranto, presi dal reparto maschile di HM, perché non ho ancora capito come mai in quello femminile è tutto un arcobaleno e unicorni svolazzanti. Abbiamo bisogno degli unicorni, sia ben chiaro; gli unicorni sono dei rinoceronti che ce l’hanno fatta, quindi benvengano ma non imponeteceli, dando per scontato che ogni essere vulva-dotato li preferisca a qualsiasi altra cosa (ah, no… ora che ci penso c’era anche una felpa con del sushi disegnato… ma io, dopo l’intossicazione alimentare dell’ultima volta non voglio vedere un chicco di riso avvolto da un’alga per i prossimi tre mesi).

Morale della favola (della nutrizionista): analizzando le mie vecchie analisi, facendoci due chiacchiere su quante volte mi si gonfi la pancia, comedoveeperché, è uscito fuori che ho una sorta di ipersensibilità al glutine, che con l’intolleranza al lattosio e l’allergia al nichel compone un Trio delle Meraviglie che non augurerei nemmeno a quella che mi ha scippato il ragazzo, un po’ di tempo fa (tra l’altro, proprio ieri, nel giorno dell’ammore ho scoperto che sono andati a convivere lì, nella Terra del Luppolo. Forse è meglio così, dato che non posso nemmeno guardarlo da lontano, ora, un luppolo). Il rischio, nel continuare a fregarmene e sbafanarmi etti di farina di grano duro e puro, è che a poco a poco mi vengano delle ulcere con tutto il carnet di fastidi del caso… e per quanto spesso sia stupida e autolesionista no, le ulcere non per cause alcoliche o sentimentali… no. Se proprio devo perire di stomaco, voglio perirci come il Bukowski con le tette della situazione, altrimenti niente.

Tutta questa faccenda coincide con un periodo bello nuovo, e questo mi sembra solo un tassello in più: ho promesso a me stessa che avrei sradicato alcune pessime abitudini che trascino da quasi trent’anni, e lo spirito Jovanottiano del iopenshoposhitivo che alberga in me da due lunghissimi decenni mi ha portato a cercare di capire perché anche quando mangio due biscotti al mattino mi senta male. L’ho scoperto; mi spaventa il pensiero di dover rivoluzionare tutto, ma mi emoziona anche. Se un problema reale si sta risolvendo, anche i suoi benefici reali non tarderanno a mostrarsi. E, a quel punto, saprò che ne è valsa la pena.

È sempre questione di promesse. E le promesse più difficili sono quelle che facciamo a noi stessi, prima di addormentarci; quelle che non raccontiamo a nessuno così non abbiamo nessun cazzìatore ufficiale che ci rammenti che non stiamo facendo nulla per metterle in pratica; quelle che più rimandiamo il primo passo per compierle, più ci sembrano pesanti e insormontabili.

E allora io prometto:

di rispettare questa nuova dieta, ma non mi autoflaggellerò se mi verrà voglia di un amaro a fine serata;

di perdonarmi per i miei ritardi cronici, il mio essere ostinata, il mio non arrendermi all’evidenza;

di perdonarlo, non tanto per lui, eh… ma perché io merito di pensare a tutta quella faccenda (e, allargandoci, a tutte le faccende da Piccoliproblemidicuorenatidaun’amiciziacheprofumad’ammore) con serenità, perché solo i cuori leggeri riescono a volare alto, volare oltre (e pure un po’ per lui, che alla fine non è stato proprio tutto stò Hannibal Lecter della situazione);

di silenziare il cellulare per un’ora e concentrarmi su quello che faccio, e basta;

di rifuggire dalle lamentele sterili degli altri… esistono le moleskine, non gli amici, per sfogarsi senza pietà e maturità;

di portarmi ancora, e ancora, e ancora, e ancora, a vedere casa mia dalla cima di una montagna, fosse solo la montagna che ho sempre guardato dalla mia finestra, quella che significa “sei tornata a casa“, quella di cui prima o poi mi tatuerò il profilo.

Stamattina il cielo era sgombro, non c’era una nuvola e io mi sentivo raggiante.

Marzo è vicino, e io aspetto come un’innamorata impaziente quei nuovi colori.

Il coraggio di vivere, quello, forse già c’è.

15022017
e, intanto, c’è anche una nuova playlist
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