Sorelle fantastiche e dove (ri)trovarle

Ci rivediamo dopo tre anni. Ci riparliamo dopo tre anni, per la precisione. Ho il cuore che mi batte più forte del normale e ho visto che quando mi sono avvicinata hai fatto uno sguardo un misto tra la paura e il sorpreso. Ho rotto il ghiaccio con il massimo dell’acidità che avevo in corpo e tu mi hai presa sottobraccio, perché lo hai sempre saputo che non so bluffare, non so giocare a poker, non so giocare a nessun gioco con le carte in realtà, se escludiamo la scopa e assopigliatutto, ma lì non serve a molto fare una faccia impassibile.

Diamo i nomi alle cose: migliore amica; sei stata la mia migliore amica per quattro lunghissimi e intensissimi anni; anni in cui mi sono innamorata, sono stata delusa, mi sono rinnamorata, ho viaggiato, studiato, ascoltato, bevuto. Tra i miei 20 e i 24 anni.

Anni che, per i successivi quattro ho cancellato, negato, odiato.

Fino alla scorsa estate; quando mi si è aperto il cuore, quando la percezione delle cose è cambiata, quando sono riuscita a guardare con occhi nuovi tutto ciò che di più familiare avessi. E sono ritornata in uno dei luoghi dell’anima più amati della mia vita. Un gruppo che avevo abbandonato proprio quattro anni fa ma che fa ancora parte di me. Lì c’eri anche tu.

Gli anni andati l’una senza l’altra, tutti gli accadimenti, voluti o no, nelle nostre vite, hanno fatto in modo che, un mese fa, io fossi sotto braccio con te, che prendessi i tuoi pensieri spaventati con la giusta e dovuta leggerezza.

Ritornare a parlare, con un imbarazzo che se va sempre più via ad ogni parola; ridere delle nostre sventure in amore, questo amore che ci ostiniamo a proiettare su qualcuno da salvare, credendo che sia l’unico modo per salvarci; del fatto che io sembri ancora una scappata di casa che quando si veste decide di non abbinare nessun colore e per non farne arrabbiare nessuno li indossi tutti e tu sei sempre la modaiola shopping-addicted di allora (ora di più, hai uno stipendio, cazzarola!); raccontare i successi, le ansie, le risalite lente ma definitive; questo è stato il mio ultimo regalo dell’anno che è appena finito e il primo di quello che è appena incominciato.

Mi piace pensare che sia successo perché tutte e due eravamo davvero pronte,

Mi piace pensare che sia successo perché doveva succedere, perché le nostre vite sono ancora legate e perché è così che dovrebbe funzionare nelle relazioni: si parla.

Io, che ho sempre investito più sugli amici che sull’amore, quando penso a tutto quello che si è sciolto con te, ne sono profondamente risollevata.

Chiudere il cerchio, farlo davvero, dirsi tutto quello che c’era da dirsi, fare in modo che succeda davvero è una fatica mentale non indifferente. Ma che soddisfazione, poi.

Ora non so come sarà. Quelle due ragazze parcheggiate in una 500 bianca a fumare e ad ascoltare Accireme sono diventate due donne strafighe che in qualche modo saranno ancora a ridere di tutto ciò che “nun è pe’ nient’ buon’…” insieme.

lovotto
una foto stupida fatta tanti anni fa di due tatuaggi che, accostati, hanno un grande significato.

(Questo post è dedicato a Lora ma non solo.

É dedicato a tutte le sorelle che ho incontrato sul mio Cammino;  a tutte quelle che porto nel mio cuore, quotidianamente, con me; a quelle che ho perso per strada; a quelle che sono ancora qui a cazziarmi, sopportarmi, ispirarmi. Chi dice che l’amicizia femminile è meno bella e sincera di quella uomo-donna è una bugiarda, e lo sa… basta aprire il cuore, e la strada sarà costellata di alleate che ti porgono una bottiglietta di acqua fresca quando senti che il sole sta picchiando forte. Io ho tante compagne di viaggio, e sono profondamente grata a loro per tutta la pazienza, l’amore e i pensieri che ripongono nei miei confronti. Non è scontato avere delle amiche così, e cerco di non dare per scontata nessuna di loro)

 

 

 

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