Che sia benedetta (ma non troppo)

Come molte volte ho contemporaneamente rovinato e migliorato la vita di me medesima (e ne sono uscita-più o meno-indenne)

Un paio di settimane fa ho partecipato, abbastanza inconscientemente, ad una Catena di Sant’Antonio 2.0 che consisteva nello scambiare libri: tu ne mandi uno a un indirizzo che ti passa di soppiatto un tuo contatto e quindi giri l’indirizzo di questo ai primi sei che mettono mipiace al post riguardante questa catena. È come i Secret Santa che organizzano le blogger fighe e seguite da millemila followers solo che, quando ho messo il mipiace, stavolta, non avevo capito di essermi ritrovata in un circuito di scambisti di carta stampata.

Da qui, il passo al riferimento spicciolo su quante volte ci troviamo impelagati, nostro malgrado o meno, in situazioni di libero scambio emotivo/sentimentale/relazionale con gli altri, è stato brevissimo.

Ma è proprio così.

Ovviamente dal mio punto di vista.

Sicché ho pensato a quest’anno che è partito in un modo o’ famo strano ma migliora ogni giorno-o quasi-de’ più, al fatto che quei miei maledettissimi difetti se giro la frittata mi sembrino dei punti di forza e che, ironia della sorte (e la sorte è sempre un bel po’ ironica dalle mie parti) mi hanno distrutto le giornate ma me le hanno hanno un po’ svoltate.

E dato che spiattellare i fatti miei è diventato il mio sport autunno/inverno/primavera, ci faccio una Fantaclassifica , prendendo ognuno di questi punti come un buon proposito non solo per il duemiladiciassette, ma foreverandever nei secolideisecoliammén.

#1. So essere estremamente e stupidamente sincera

La sincerità è la cosa più bella del mondo ma spesso le persone non sono propense a sentire il tuo puntiglioso punto di vista sulla questione. A volte sono odiosa, sembra che stia su un piedistallo del cazzo, ma è tutto fittizio. È solo che sono una vera fan del libero scambio di opinioni, le mie e quelle degli altri. In società, però, dovrei darmi un tono e non sbadigliare se, per esempio, sono ad una boriosissima e noiosissima presentazione di un libro, perché a sto’ punto me ne rimanevo a casa e facevo un favore a me e all’ego dell’autore il quale, vedendomi sbadigliare, si convince di essere un intelletuale troppo aulico per finte radical-chic da pasta e patate come me. Tutto ciò è controproducente.

Il mio problema, poi, non sono nemmeno i pensieri o le parole; sono le mie facce, su quelle ci devo lavorare ancora un bel po’.

#2. Sono coraggiosa in ammore come non lo sono in nessun altro aspetto della mia vita

Prega qualsiasi divinità che io non mi innamori/invaghisca/rimanga colpita da te; ciò vuol dire che se anche tu conosci appena il mio nome io, prima o poi (più prima che poi, povero te), mi rivelerò, mettendoti anche una ‘ntecchia in crisi.

Precisiamo una cosa: non sono più la giovane ragazzina disillusa di un tempo che crede nel grande ammore/il principe azzurro/la casetta di marzapane ecc ecc… semplicemente ho sempre pensato che avere dei sentimenti verso qualcuno e non manifestarli fosse una cosa un po’ fessa, perché sono stata anni a sentirmi dire “ma lo sai che quando stavo in primo liceo mi piacevi/quando quella volta siamo rimasti da soli a parlare avrei voluto baciarti/tre anni fa mi piacevi molto ma non avevo il coraggio“… onestamente, non ditemelo a posteriori, non ha senso. Le cose belle si spiattellano e, se penso delle cose belle su di te… te le dico. Anche se forse non mi rendo conto che tu non sei pronto a sentirtele dire; anche se tu viaggi ad una velocità diversa dalla mia su questo trenino impazzito che non si capisce bene a quale stazione si fermerà mai. Egoisticamente io mi sono tolta un peso. Tu, se sei pronto agisci di conseguenza, altrimenti sappi che dal mio cuoricino pulsante arrivano dei battiti che, in qualche modo, ti faranno compagnia ugualmente. Si spera sempre più silentemente, perché sto riscoprendo l’importanza del cioncarsi le mani e la lingua e l’inutilità dell’accanimento terapeutico verso una situazione già chiara. Poi, quelli che dicono che il tempo serve hanno ragione… le cose cambiano, anche i battiti.

Però ricevere un (uno di nome e di fatto, non uno che ne sono dieci!) messaggio da una persona che ci ha voluto davvero bene, seppur non abbiamo potuto ricambiare questo bene, è un dono raro, una coperta da tenere in serbo per le notti più fredde e non lasciare nel dimenticatoio. Davvero ci credo che l’amore dato non sia sprecato e ti torni, in qualche modo.

#3. Confondo “uscire dalla comfort zone” con “complicarmi la vita”

Cresciuta con la sindrome del nessunomicapisce, inconsapevolmente o meno vado costruendo la mia realtà quotidiana complicandomi la vita, in nome del rifuggire dalla routine. Mio padre mi ha sempre ripetuto, in napoletano, un detto che tradotto dice più o meno “chi non ha una testa buona ha di sicuro dei piedi buoni“, il che vuol dire che se ti complichi la vita poi te la devi piangere da sola. Sante parole, in teoria.

Il fatto è che io sono spaventata da morire dalla routine, forse è perché abito con mio fratello che ha un disturbo ossessivo compulsivo diagnosticato e quindi vedo cosa significhi rimanere seriamente ingabbiati nelle abitudini; forse (e sarà soprattutto per questo) è perché fondamentalmente sono pigra e per costruire una routine sana ci vuole tanta forza di volontà. Non mi sto giustificando, sia chiaro: c’ho messo 28 anni a capire che abbiamo bisogno di routine e di sicurezze, che ci servono anche quando decidiamo di trasgredirle, perché di base ci donano serenità. E chi è sereno affronta ogni aspetto senza drammi anche quando i programmi saltano (o, almeno, si spera).

#4. “Ho sempre avuto pochissime idee, ma in compenso fisse” (citazione umile da Fabrizio De Andrè)

(io mi fisso… forte)

Se incomincio a fare mia una convinzione, qualunque essa sia, dall’essere categorica sul non gettare i mozziconi a terra al gettare il vetro dopo un evento al Club 33 Giri, quella è legge più legge delle leggi che noi fuckthesystem ribelli trasgrediamo. È così.

Come la mia fissazione ventennale, ormai, per Lorenzo Cherubini aka Jovanotti, o il mio amore, esclusivamente legato alla sua caratura culturale (sia chiaro!), per Alberto Angela. Sono stelle fisse incrollabili nel vasto cielo della mia mente contorta. Per esempio, per quanto riguarda il farmi passare un pallino così presente come quello di Alby, bisognerebbe farla proprio grossa: tipo che Alberto Angela dica pubblicamente che gli Etruschi siano stati dei coglioni. Ma non voglio nemmeno pensarci che già mi vengono i brividi.

Il brutto delle fissazioni è che chi non le ha come le tue non ti capisce… e chi le ha, sembra un invasato e ti spaventa. Nel mezzo ci sei tu, che spaventi quelli che non ne hanno e deludi per poco afflato quelli che ne hanno. Che amarezza.

 

La lista sarebbe ancora tanto lunga ma ho pietà di chi potrebbe leggere e poi c’ho ‘dda fà, indi per cui lascio il qrcode strafigo di quest’altra playlist, che ascoltavo mentre cercavo di mettere in ordine i miei pensieri.

Difettosi o no, la vita è bella over’ . Cià.

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2 pensieri riguardo “Che sia benedetta (ma non troppo)

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