Finché il metallo non ci separi

Caserta, ore 14.20,

non so cosa ci faccio qui, mezza assonnata in mezzo a questa piazza tutta assolata. I dieci metri che mi separano dal tabaccaio mi sembrano un’enormità; di solito a quest’ora me ne guardo bene dallo stare in giro, ma oggi sono appena uscita dalla piscina per la mia nuotata settimanale, quella che mi fa stare in pace con le pizze serali e birre che tracanno come non ci fosse un domani in queste sere d’estate…Non dimagrirò mai, ma forse ora non voglio neppure farlo, in effetti non è che sia tutta stà cicciobomba, eh, non fatevi un’immagine sbagliata della sottoscritta, ho imparato a sentirmi abbastanza pheega nonostante pare che trovare un costume che mi piaccia e mi stia bene sia diventata la mission impossible di questo luglio duemila quindici.

Comunque il punto non è questo, non ora; mentre, nella canicola delle ore più calde mi ritrovo, da buona salutista, a camminare per la piazza principale di questo buco di città in cerca dell’unico tabaccaio aperto, i miei occhi si fermano su loro:una coppia di giovani metallari; lui massimo 18 anni, lei 16-17, insieme escono da uno di questi orribili negozietti stile british che per due euro ti riempiono un cartone di patatine fritte (una roba ammissibile, appunto, in luoghi che ignorano la bontà di una pizza a portafoglio, ma questo è un altro discorso che non mi va nemmeno di fare). Sono completamente vestiti di nero, lei ha il classico trucco da panda attorno agli occhi e lui è pieno di borchie, sembra abbiano quasi la stessa maglietta, quelle della fruit of the loom che vendono su Negative a 15 euro; si somigliano terribilmente.

Parlano fitto fitto sorridendosi, il resto del mondo non esiste.

coppia metallara

Li ho seguiti con lo sguardo finché mi è stato possibile, erano fantastici. Due sfigati che hanno avuto la fortuna di riconoscersi e trovarsi. Loro due bastano a loro stessi e non esistono genitori, amici, fratelli, capaci di entrare in questo mondo esclusivo. Avrei voluto fermarli e fare un po’ di strada con loro, mentre andavano alla ricerca della panchina perfetta dove mangiare quelle porzioni esorbitanti di patatine; avrei voluto chiedergli da quanto tempo stessero insieme, chi ha avuto il coraggio di fare la prima mossa (sono sicura che sia stata lei), a che concerti sono stati insieme o a quale sognano di andare mano nella mano, con quali amici escono e se i loro amici capiscono davvero tutta questa passione per la loro musica così apparentemente dura ma così sincera, viva, appassionante. Il metal è quel tipo di musica che ti scuote l’anima, ti fa sentire meno solo nella tua rabbia, soprattutto a 16 anni, quando di rabbia ne hai da vendere e te ne avanza sempre troppa.

Avrei potuto chiedere tutte queste cose a quei due miei nuovi amici di cui non conosco nemmeno il nome, ma probabilmente conosco già tutte le risposte.

Non sono mai stata una tipa metallara dura e pura ma quel mondo non mi è estraneo, dai miei 16 anni.

(è tutta colpa del mio migliore amico -metallaro fino al midollo, che ve lo dico a fà- che ora è ad Imola per gli AC/DC; domani tornerò in modalità odio tutti e urlerò a tutte le coppiette, metallare e non, “tanto vi lascerete presto, è inutile che fate”)

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