Siamo fatti della stessa sostanza di cui sono fatti i sensi di colpa

cerco di ridurre lo stress della mia vita

Lorenzo piedi grandi, cammina bello dritto”.

Lorenzo che non sorride mai e, se ride, ride a volume altissimo, a sproposito, per attirare l’attenzione.

Lorenzo che ti abbraccia, che ti prende la mano, che ti mette in imbarazzo davanti alla gente.

Lorenzo che ti chiede “di che anno sei?” prima di chiederti come ti chiami; che ti chiede “ti piacciono gli gnocchi all’ortolana?” mentre stai parlando con qualcun altro di un qualsiasi argomento e se rispondi di no, stai certo che ti chiederà subito “perché?”.

Lorenzo che cerca le parolacce nelle canzoni, perché gli fa ridere il fatto che non si possano dire e quei cantanti “scostumati” le usino.

Prima di lui non conoscevo nessuno che si chiamasse così, poi, dopo la sua nascita, la mia vita si è riempita di Lorenzo, che, per forza di cose, mi erano simpatici. Lorenzo ha sradicato tutti coloro che l’hanno conosciuto bene dalla “normalità”, ribaltando definitivamente le vite “tranquille” di una famiglia di un buco di paese di un’ anonima provincia del sud Italia, piena di buche sull’asfalto e di apatia esistenziale.

Lui ci ha messo di fronte a delle realtà familiari che non volevamo guardare, più vicine di quanto pensassimo.

Lui, a volte, mi fa pensare che ci sia qualcosa di “sbagliato” nel mio sangue, in me, e, quasi quasi, se non trovo nessuno con cui dividerla stà vita, se il mio orologio biologico è indietro o troppo avanti e non riesco a lasciare un piccolo esemplare di Benedict femmina o maschio che pianga sulla mia tomba quando tirerò le cuoia, va bene così.

In effetti io sola non sarò mai, c’è sempre Lorenzo: lui per me, molto più di quanto io potrei esserci per lui. Io che essere sorella dopo 20 anni non l’ho ancora capito, io che molte volte ho quasi voluto che Lorenzo non fosse entrato nella mia vita tranquilla di bambina viziata, io che me ne sono vergognata, e non poco.

Io che quando urla e si sbatte a terra lo odio, io che non credo che imbottirlo di farmaci gli faccia bene ma che mi arrendo al fatto che tante altre strade siano state provate e così siano fallite.

Quello che mi spezza il cuore è che Lorenzo sa benissimo di non essere come gli altri…e io vorrei dargli un pezzettino della mia “normalità”, per fargli capire che non è niente, che in realtà non esiste, che forse lui è migliore di tanti, tantissimi, suoi coetanei…anzi, togliamo il forse, lo è.

Il futuro per ognuno di noi è un’incognita, per Lorenzo lo è ancora di più. Sua sorella deve e vuole esserci, qualsiasi cosa gli succeda, ma non come vittima, come complice.

E questa è la parte più difficile: cercare di non usare Lorenzo come il grande alibi della mia vita, ma la grande spinta.

Hai detto niente.

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