Non c’è mai inizio al meglio

forse non proprio del culo, ma delle tette sicuro.
forse non proprio del culo, ma delle tette sicuro.

Che cosa c’è? C’è che mi sono stancata di me.

Di tutti i mesi novembre è nella top three, prima di lui c’è solo aprile e dopo marzo (e, insomma, due mesi primaverili e uno autunnale nella top three dei mesi preferiti vi fanno capire tanta roba, tipo che per me si potrebbe vivere solo nelle (e di) mezze stagioni e ogni volta che perentoriamente e odiosamente si ripete che non ci sono più le mezze stagioni mi disoriento e angoscio che la morte della mamma di Bambi è una passeggiata, in confronto).

Ci sono state tante cose, notizie, situazioni nuove. Nuove sempre fino ad un certo punto, la novità è la cosa più vecchia che ci sia diceva Benigni e come dargli torto. La più blanda è che, dopo tre anni di inattività, ho ripreso la piscina, l’unico sport che abbia mai fatto e che, di conseguenza, tolleri. Ogni volta che ci vado sento la schiena un po’ più grata e ciò non è cosa buona e giusta…è di più, dato che ultimamente rivedendomi in un video mi sembrava di essere diventata la sorella scema di Quasimodo, il gobbo di Notre Dame. Oggi una signora in spogliatoio mi ha chiesto se stessi seguendo anche una dieta per dimagrire e credo che dopo essermi messa a ridere, l’amica abbia capito che no, se proprio dimagrirò, come sempre è stato, sarà perché verrà e comunque non faccio e non farò nessuna dieta dei miei stivali.

È successo, in questi giorni, che una delle mie amiche più care stia passando un soggiorno tutto pagato all’ospedale di Caserta: ogni giorno che passo a salutarla la vedo migliorata, ma il primo giorno eravamo tutti spaventati e tristi…

Quel giorno mi è capitato di fumarmi una sigaretta con sua madre e, alla sfilza di guai correlati a questa situazione (solo tre giorni prima il fratello della mia Gep era uscito dall’ospedale per un’operazione dopo essersi fratturato il braccio) mi ripetevo frasi come piove sempre sul bagnato, non c’è mai fine al peggio, l’erba cattiva non muore mai e tante altre frasi arrendevoli di fronte all’ineluttabile merdaccia quotidiana che ci sorbiamo.

Poi, mentre tornavo in bici, in una perfetta domenica mattina autunnale, piena di rosso ovunque, ho pensato che non è possibile, che non è vero, non deve essere vero.

E, infatti, non lo è…c’ho messo mille ore per parlare solo di aria fritta, quando il solo nocciolo della questione è che se non ti predisponi positivamente, anche se stai con la merda fino al collo, e se non la finisci di fare la vittima degli eventi le cose non andranno mai.

Ho smesso di credere che il meglio deve ancora venire come se fosse un Messia da aspettare per la liberazione eterna, no. Il meglio, come il peggio, è in ogni dannatissimo giorno.

Lo ripeto a me stessa qui, così può essere che prima o poi ci creda davvero.

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Il mio regno per un tarallo

L’estate scorsa un ragazzo, durante una festa, verso le due di notte (l’orario e il luogo in realtà sarebbero irrilevanti se non per dare più carisma e sintomatico mistero all’intera faccenda), nonostante l’aurea di scetticismo che mi circondava, mi ha preso la mano e me l’ha letta. Beh, le linee contorte del mio palmo hanno detto che mi sposerò tra i 35 e i 40 anni e che farò il lavoro che ho sempre sognato.

Ottimo, direi. In pratica mi ha detto proprio quello che avrei voluto sentirmi dire: sull’età da matrimonio proprio nulla da eccepire, è quella, più o meno, ma stare qui a dirvi qual è il lavoro che ho sempre sognato, poi…non è così facile, dato che non lo so, ancora, a 26 anni.

Non me ne faccio un cruccio così grande nè mi vesto di vittimismo; semplicemente, forse, lo sapevo, ma mi sono distratta.

Al campionato mondiale di distrazione, se solo mi accorgessi di comedovequando  si terrebbe, potrei vincere il secondo premio, il primo no, perché mi distrarrei anche nello stare distratta.

Ho lasciato andare parecchie faccende delicate ed importanti, preda del Demone della Distrazione (si, è una palese copia del Demone dell’Inadempienza, mio altro fedelissimo compagno di vita); ma mi sono, allo stesso modo, difesa dalle insidie quotidiane: sono capace di rimanere da sola per giorni, per esempio, perché la Distrazione è una compagnia talmente invadente che non mi fa annoiare neppure. A volte è l’unica compagnia, dato che per distrazione non mi accorgo che magari a quel ragazzo un po’ troppo timido o forse impaurito dai miei modi da camionista interessavo, o quando mi sfugge completamente dalla testa l’impegno della serata, ricordandomene tardi, quando ormai sono stanca di prepararmi .

Non ho paura di rimanere da sola, o forse ho troppa paura di non rimanere da sola, il risultato non cambia.

Non sono un’asociale, nè ho qualche problema con la sessualità, o, almeno, non mi sembra.

Mi dà leggermente fastidio il contatto umano, ma nei limiti, ben lontani dalla psicopatia.

È che, forse, ho ancora priorità sballate.

E uno scarso senso della realtà, of course.

Pensate che una volta ho preso una busta di taralli come un pegno d’amore.

Erano proprio i miei preferiti e credevo che la cosa fosse una qualche coincidenza astrale dei miei stivali (certo…e tutto ciò non è successo quando ero un’adolescente, ma solo qualche anno fa).

Dal giorno della delusione, poi, persino il mio amore per i taralli è andato momentaneamente scemando. Molto momentaneamente, dato che mi sono ripresa in fretta, prestando fede alla mia mansione di sommelier non autorizzato di taralli: alla vista, al tatto, all’olfatto, oltre che al gusto, saprei distinguere e recensire qualsiasi forma e tipo di biscotto salato dalla forma circolare.

Di stì tempi…hai visto mai.